mercoledì 5 aprile 2023

Scegliere l'esca giusta al momento giusto: consigli pratici per giungere all'obiettivo zero cappotti

Cari amici, la primavera bussa alla porta! Che tradotto significa: l'arrivo della migliore stagione per praticare la pesca. I nostri amici pesci stanno finalmente uscendo dall'intorpidimento invernale ed hanno una gran fame da soddisfare. Quindi le nostre cupe e difficili giornate di pesca affrontate con fatica e dedizione negli scorsi mesi stanno per subire una svolta positiva: grande attività, numerosi attacchi, tanto divertimento. Insomma il paradiso. Ma è davvero così?

Cavalchiamo l'onda di primavera
Si e no, come sempre nella pesca. Cioè, si, se si parla dell'effettivo risveglio dei pesci e quindi di una maggiore frenesia di tutta la natura che in primavera ritrova la propria voglia di rimettersi in moto. No, se si pensa che nei prossimi mesi anche solo il presentarsi sulle rive con una canna in mano basti per catturare pesci su pesci, senza sforzi e senza pensieri. Nella pesca in generale ed in quella con le esche artificiali in particolare, state tranquilli, questo non accadrà mai. Ogni cattura andrà sudata, soprattutto se si cercherà di catturare il pesciolone non accontentandosi della solita minutaglia buona si per fare numero, ma non per soddisfare l'ego del vero pescatore.

Per prevenire i musi lunghi e l'insoddisfazione, eccomi a scrivere alcuni consigli su come rispondere ad una delle basilari domande dello spinningofilo a tackle box aperta e sguardo smarrito verso l'infinito: quale esca devo utilizzare?

Come negli altri articoli della serie "obiettivo zero cappotti", basandomi sull'esperienza diretta ed indiretta maturata in anni di pesca a spinning, cercherò di sintetizzare alcuni concetti universali per scegliere l'esca artificiale giusta nel momento giusto, in modo da avere più chance con i nostri amici pinnati ed allontanare l'acquisto di un nuovo cappotto per il nostro armadio.

Uno, cento, mille artificiali tra cui scegliere
In molti altri articoli ho parlato più o meno direttamente di come effettuare una selezione dell'artificiale da attaccare al nostro bel moschettone ed anche, prima di andare in pesca, di quali acquistare per avere la giusta scorta senza rimanere sprovvisti di opzioni. Pertanto, se avete tempo da perdere e vi va di scuriosare tra i post, vi invito a leggere un po' di bischerate scritte in passato, anche solo per orientarvi un minimo nella creazione della giusta scorta di artificiali da possedere e da portarsi dietro in pesca.
In questo contesto invece voglio proprio aiutare il pescatore nella scelta dell'esca quando si trova smarrito di fronte ad un qualsiasi contesto acqueo, sia dolce che salato, sia fermo che corrente, dando per assodato che si abbia l'attrezzatura corretta per gestirla.
Partiamo da considerazioni di ordine generale.

Caratteristiche dello spot di pesca

Poniamo di essere giunti sul luogo di pesca prescelto, di aver agganciato il mulinello alla canna e di aver fatto passare il trecciato negli anelli. Prima di attaccare un qualsiasi artificiale al finale, un buon pescatore deve sempre osservare con massima attenzione lo spot in cui dovrà lanciare, analizzandone le caratteristiche e valutando se c'è attività visibile in superficie. Che ci si trovi a piede asciutto sulla riva, a deretano bagnato sul belly o seduti al solicchio su una comoda barca, non farà alcuna differenza perché andranno sempre valutate con molta attenzione le condizioni che saranno affrontate dopo il lancio.
L'acqua limpida (ed occhiali polarizzati indosso) o addirittura un ecoscandaglio saranno nostri indiscussi alleati per capire cosa si nasconde sotto la superficie e ci forniranno coordinate molto precise sulle caratteristiche del particolare spot. Se invece ci troveremo di fronte ad acqua velata e senza ausili elettronici, l'esperienza, la conoscenza del luogo od un test con un esca anti incaglio ci potranno aiutare a capire più precisamente cosa si nasconde sotto il pelo dell'acqua.
Quando l'acqua è limpida tutto è più semplice
Immagazzinate le giuste informazioni sulle caratteristiche specifiche dello spot dovremo poi, nella nostra mente, elaborare la migliore strategia di approccio per sondare tutti gli strati d'acqua alla ricerca del pesce, sempre che questo non si palesi con la propria sagoma. In questo ultimo caso la scelta dell'esca sarà semplice, dovendo solo presentare il nostro artificiale entro il campo visivo del predatore, senza naturalmente spaventarlo.
Diverso sarà il caso in cui non avremo idea di dove il predatore si stia nascondendo. In questi casi, se il tempo e la stagionalità lo permetteranno, converrà sempre partire da un esca di superficie (non sempre intendendo le top water in senso stretto), per poi passare ad un esca da strati intermedi, finendo quindi con artificiali utili a sondare gli strati più profondi, battendo così tutte le quote di profondità dello spot.

L'approccio progressivo, cioè partendo dalla superficie per poi affrontare gli strati più profondi, è quello vincente in moltissime situazioni di pesca, molte più di quanto si possa pensare. Infatti questo approccio offre numerosi vantaggi al pescatore, perché un esca di superficie come prima arma utilizzata: non turba immediatamente le profondità; si rende visibile da più lontano (per il famoso cono visivo del pesce); può incuriosire i pesci apatici che quindi potrebbero rispondere meglio ai successivi recuperi a mezz'acqua o sul fondo, senza però averli preventivamente spaventati.

Il senso di progressività va inteso anche in termini di distanza di lancio: è sempre meglio partire da lanci corti per poi allungare progressivamente la gittata piuttosto che lanciare subito a tutta forza. In estrema sintesi il nostro obiettivo sarà quello di non allarmare il pesce esponendo alla sua vista il nostro trecciato od il monofilo, ma sempre e comunque far si che sia l'esca artificiale la prima cosa che il pesce dovrà vedere nuotare in acqua.

Spot come questi sono facilmente decifrabili

Condizioni di pesca

Una volta decifrate con attenzione le caratteristiche dello spot, il pescatore dovrà anche valutare attentamente la situazione di pesca in cui si sta trovando, ovvero situazioni atmosferiche ed idriche specifiche del luogo. La scelta corretta di un esca non può prescindere dalla valutazione del vento (se a favore, se contrario), della corrente in acqua dolce, delle onde in acqua salata, nonché dell'aspetto dell'acqua stessa, cioè se limpida o limacciosa.
Il trovarsi a dover lanciare in favore o contro vento può fare un enorme differenza in termini di lancio, con artificiali che, nel secondo dei casi, potrebbero diventare addirittura inutilizzabili. Solito discorso parlando della corrente o delle turbolenze in acqua che potrebbero farci rimanere fuori strike zone nonostante i nostri sforzi, con artificiali non adatti all'uso che ne stiamo facendo. Tanto per chiarire ulteriormente il concetto, se ci trovassimo ad affrontare una mareggiata con vento forte in faccia, ostinarsi a lanciare un Rapala Jointed da 7 cm. vi farebbe solo vincere il trofeo della cocciutaggine, molto difficilmente quello del pesce più grande. Solito discorso nel caso ci trovassimo ad affrontare un correntone di un fiume cercando la marmorata piantata sul fondo utilizzando un leggerissimo Ilba del n°2.

A quanto detto sopra si aggiungono le condizioni dell'acqua, cioè il buon pescatore dovrà sempre valutarne la trasparenza, per poi decidere non solo il colore dell'artificiale, ma anche se utilizzare un esca rattle o silent, cioè scegliere fra un esca che emette rumore oppure assolutamente silenziosa, un esca che fa poco movimento od che smuove molta acqua, un esca che fa molto volume o che "si nasconde" ecc. La vista, l'udito ed anche l'olfatto sono sensi a cui il pesce predatore si affida per la propria caccia, quindi se la visibilità in acqua è scarsa o addirittura assente, dovremo aumentare il più possibile gli stimoli sonori, volumetrici od olfattivi affinché il nostro artificiale venga percepito. Al contrario, magari nei casi un cui l'acqua è ferma e limpidissima, potrebbe essere più proficuo utilizzare artificiali silenziosi, meno voluminosi, meno impattanti sull'ambiente per non rischiare che spaventino il pesce invece di incuriosirlo.

Correnti forti ed acque limacciose richiedono esche specifiche

Abitudini, nutrimento e caratteristiche del pesce

Ponderato quanto sopra poi, il buon pescatore dovrà ben conoscere i "gusti" del pesce che intenderà catturare e cosa la natura potrà offrire al pinnato in quel determinato posto ed in quel determinato periodo. Per chiarire il concetto, la conoscenza delle preferenze alimentari del pesce ricercato nonché di tutto ciò che lo spot, compatibilmente con i suoi gusti, potrà offrire come cibo allettante, sarà un informazione importante nel processo di decisione dell'esca da utilizzare sul momento, anche se non ci sarà un attività di predazione visibile cioè quel fermento che naturalmente faciliterebbe molto la scelta del pescatore (vedi video sotto).
Il sapere, ad esempio, che nella cava in questione ci sono i gamberi ed è il periodo in cui il black bass se ne nutre, darà già un input importante allo spinningofilo che ricerca il boccalone senza vedere cacciate a galla. Solito discorso se si sta cercando la spigola dentro un fiume sapendo che lo si sta facendo nel periodo della risalita delle anguille cieche. E questo, variando periodi e prede, vale per tutti i predatori sia di acqua dolce che di acqua salata.

Oltre alle abitudini alimentari, sarà molto importante conoscere anche le abitudini di vita del pesce medesimo, cioè avere le idee chiare sulle metodologie di caccia che normalmente segue, sulle zone che frequenta più facilmente, sui fondali in cui ama dimorare e via discorrendo. La scelta dell'esca giusta non può prescindere dalla considerazione del dove essa dovrà nuotare per stanare il pesce e quindi delle intrinseche caratteristiche che dovrà possedere per assolvere al meglio alla sua funzione.

Insistere con un esca perché la si ama particolarmente o perché va di moda in quel determinato momento storico può avere senso come sfizio personale, ma non come corretta tattica per avere la meglio su un qualsiasi pesce, se tale esca non raggiunge (proprio per proprie caratteristiche intrinseche) il punto in cui staziona o caccia il pesce.

Decidiamo l'esca giusta da innescare

Fatte tutte queste premesse, affrontiamo in modo più diretto il nocciolo della questione: selezionare l'esca giusta. Come avrete intuito il conoscere le abitudini del pesce, l'aver valutato le condizioni meteo e l'aver decifrato le caratteristiche del particolare spot, sono tutti passaggi fondamentali per decidere con cognizione di causa l'artificiale appropriato nel momento e nel luogo in cui si sta pescando.
Infatti, prima ancora del colore (che in moltissimi ritengono sia la caratteristica principale alla base della scelta) o magari della forma, l'esca va selezionata inizialmente per le caratteristiche di lancio, di nuoto e di affondamento. Ribadendo il concetto: inutile lanciare l'esca dal colore giusto e dalla silhouette meravigliosa se questa non transiterà correttamente nella strike zone ovvero se non comparirà nel campo visivo/uditivo del pesce che vogliamo catturare.

La priorità sarà quindi quella di selezionare l'esca con le caratteristiche necessarie ad arrivare a bersaglio nella strike zone potenziale. Non solo, le ulteriori caratteristiche dell'artificiale ci dovranno permettere di sondare l'hot spot con la massima capacità di resa, cioè ci dovranno permettere un recupero senza intoppi, così da far lavorare l'artificiale al massimo del proprio potenziale. Detto in altro modo, sarà inutile utilizzare un esca dal nuoto attrattivo irresistibile se questa non potrà nuotare liberamente perché le caratteristiche dello spot non lo permetteranno, facendoci così sprecare un prezioso tentativo (magari l'unico).

Esche meravigliose richiedono le giuste condizioni di utilizzo
Facciamo qualche semplice esempio per chiarire ulteriormente il concetto: ho a disposizione due meravigliose swimbait da utilizzare su bass e lucci; so che catturano, le innesco, le lancio e... realizzo che sto pescando nel bel mezzo di un banco di alghe affioranti e così, dopo due centimetri di recupero, ho già agganciato alle ancorette tre chili abbondanti di pacciame e l'esca viene via dritta come un legno, senza scodinzolare ed avendo spaventato ogni pinnato nel raggio di un chilometro.
Oppure sono sul torrente, di fronte ad un forte correntone in un tratto con tre tre metri di profondità e siccome nella buchetta da nemmeno un metro cubo d'acqua più a valle ho pescato la prima trota con un cucchiaino del n°2, insisto con la medesima esca cercando disperatamente di raggiungere le trote sul fondo, anche lasciando aperto l'archetto per vari secondi, ottenendo così solo una collezione di sbobinature di metri e metri di filo.
Ancora: vedo i pesci serra cacciare a trenta metri di distanza dal molo sul quale sono intento a lanciare e mi slogo la spalla nel tentativo di lanciare sulla mangianza un jerk da 11 centimetri per 9 grammi, affrontando un fastidioso vento contrario, solo perché ho saputo che un esca del medesimo colore il giorno precedente aveva fatto strage.
E di esempi se ne possono fare infiniti.

Quindi, schematizzando i concetti, l'esca corretta dovrà innanzitutto:

  • raggiungere la strike zone
  • muoversi correttamente
  • ridurre al minimo il rischio di incaglio

Le basi nella scelta dell'artificiale dalle quali non si può prescindere sono queste. Bisogna sempre partire dalla certezza che l'artificiale scelto, qualunque esso sia ed a qualunque pesce sia dedicato, assolva ai tre requisiti suddetti, ai quali potremmo aggiungere quello universale (che do per scontato) del resistere al combattimento.

Armature, ami, testine, ancorotti devono sempre resistere alla forza del pesce
Forma, colore, dimensione, rumorosità vengono sempre dopo le essenziali caratteristiche che rispondano ai suddetti tre (più uno) requisiti. Ai fini della cattura di un pesce, lo ribadisco, la prima fondamentale, imprescindibile, immarcescibile regola è che l'esca lo raggiunga.
E quindi, quando abbiamo aperto la nostra fornitissima tackle box e ci troviamo di fronte al nostro spot, la prima esca che andrà innescata sarà quella che ci permetterà di raggiungere il pesce senza complicazioni.
Volete degli esempi per chiarire ulteriormente?
Poniamo di trovarci sulla riva di un laghetto alla ricerca del black bass e fortunatamente ne scorgiamo uno bello grande appostato tra i rami sommersi di un albero. Innesco un jerkbait? Un crankbait? Magari una swimbait? O provo con una gomma innescata anti incaglio da lasciare cadere dentro i rami?
Poniamo di trovarci in cerca di lucci e dobbiamo affrontare un erbaio che lambisce la superficie, sapendo che li dentro la presenza dell'esocide è certa. Innesco un grosso Martin? Una minnow affondante? O magari prima faccio dei lanci con un esca top water e poi provo dentro l'erbaio con una swim in gomma innescata anti incaglio?
Poniamo di trovarci in cerca del pesce serra in porto, senza alcuna attività visibile a galla, su un fondale di cinque metri: devo insistere tutto il santo giorno con wtd e popper o forse è meglio utilizzare jerkbait e metal jig che mi permettono di sondare anche gli strati d'acqua più profondi?

Le risposte sono piuttosto semplici da dare se avete capito il senso di questo articolo.

Grande bucone, bel correntone, cavedani sul fondo... Lipless!
In conclusione di segreti non ce ne sono, ma ci sono dei processi decisionali oggettivi da seguire, basandosi naturalmente sulle caratteristiche dell'ambiente, della situazione e del pesce che si sta insidiando. La progressività nell'affrontare l'hot spot è un consiglio valido in assoluto: dalla superficie alla profondità; prima lancio corto poi lungo; prima colore neutro poi vivace; prima esca silente poi rumorosa, ecc. Affidandosi a questa modalità di approccio all'acqua, ragionando di volta in volta sulle caratteristiche che l'artificiale dovrà possedere per soddisfare l'esigenza specifica, attaccheremo al nostro moschettone (o legheremo al nostro finale) l'esca più adatta allo scopo, con la consapevolezza che questo modus operandi ci consentirà di valorizzare al massimo le caratteristiche peculiari dell'artificiale stesso e quindi di aumentare notevolmente la sua efficacia, con il conseguente aumento delle chances di cattura.

Sul finale voglio però chiarire una cosa: la pesca a spinning non può essere confinata in schemi matematici od in teoremi algebrici e due più due non è detto che faccia sempre quattro. Quanto detto sopra, come tutti i consigli che mi diletto a scrivere sul blog, non sono da assimilare con assoluta rigidità. La libertà e la fantasia sono al potere, quindi il pescatore dovrà sempre sentirsi libero di osare scelte inconsuete o addirittura assurde per la situazione, contravvenendo alle regole di base di cui ho parlato fino ad ora. Ma almeno se lo farà, lo farà perché convinto di farlo e non perché frutto di un banale errore tattico.

Alla prossima!

---

Leggi gli ultimi articoli di Eroi dello Spinning!


Nessun commento:

Posta un commento