Finalmente torno a scrivere di un ora spensierata di pesca passata con le gambe nell'acqua, dedicata questa volta al mitico salmonide abitante dell'appennino Tosco Emiliano, cioè la meravigliosa trota fario. Grazie ad una gitarella fuori porta in compagnia dalla gentile signora, il vostro eroe Darth Waders (nella cui bauliera non manca mai una attrezzatura da spinning per ogni evenienza) non si è fatto sfuggire l'occasione di bagnare i propri stivali a coscia e le proprie esche nelle fresche acque di un piccolo torrente appenninico, tanto per fare un apertura tardiva al selvatico pesce puntinato.
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| Una nuova splendida avventura |
Il torrente, perlomeno nel tratto che ho affrontato io, era piuttosto piccolo, ma assolutamente selvaggio, privo cioè di pescaie o briglie di contenimento, con le buche formatisi esclusivamente per l'opera dell'acqua o della natura nel corso degli anni. Una goduria per chi sa apprezzare questi spot più "selvaggi". Naturalmente non sono stato il primo pescatore in assoluto a lanciare in quelle limpide acque, un utopia, ma il fatto che le orme di stivali riscontrate parevano risalire a svariati giorni precedenti, mi lasciava comunque ottimista sulla possibilità di incontrare qualche pinnato selvatico. Visto l'ambiente dimensionalmente raccolto e l'acqua molto limpida, ho optato per un classico Martin a pala d'orata, giusto per utilizzare un esca anti cappotto di indubbia efficacia. Infatti, dopo alcuni lanci, la prima trota si è fatta viva, sbucando in modo fulmineo dal sotto di un masso, attaccando l'artificiale con veemenza per poi slamarsi quasi subito. Peccato, ma l'aver visto in diretta l'attacco (benedetti siano gli occhiali polarizzati) mi aveva riempito di gioia.
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| Una verace fario dell'appennino |
La risalita del torrente non è stata così semplice come mi aspettavo ed i luoghi in cui lanciare con successo si sono rivelati pochi, anche perché il volume d'acqua era piuttosto scarso, un po' per la specifica conformazione dell'alveo, un po' perché negli ultimi mesi in quelle zone era piovuto poco. Ho comunque ricevuto altri tre attacchi al cucchiaino, in punti con acqua molto bassa e corrente piuttosto sostenuta (per l'ambiente), ma tutti sono sono andati a vuoto, anche perché portati da trote piuttosto piccole che non si sono allamate all'amo singolo di misura sufficiente a fare selezione. Meglio così.
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| Ma quanto sarà mimetica la trota? |
In sintesi, anche se per poco più di un ora, la mia avventura di pesca alla trota è stata più che soddisfacente, regalandomi due significative catture (non dimensionalmente, ma emotivamente) ed un po' di tempo immerso solitario in una natura incontaminata, con gli uccellini ed il solo scorrere dell'acqua a farmi da colonna sonora. La pesca a spinning è anche questo.
Curiosi di conoscere la mia attrezzatura? Magari ve ne parlerò ne prossimo post.
Alla Prossima!
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