Pescare a Cecina e nei dintorni. E' ancora un paradiso per il pescatore?

 Dopo alcuni post pubblicati sul blog specificamente dedicati alla pesca nelle mie zone, in questa singola pagina voglio scrivere qualche considerazione sulla pesca sportiva e ricreativa praticata a Cecina e nei suoi immediati dintorni, in modo tale che su internet rimanga una traccia ad uso dei pescatori che volessero venire a praticare questo magnifico sport nelle acque salate e dolci della mia ridente cittadina. Per chi non conoscesse Cecina e non avesse voglia di farsi una dettagliata ricerca sul web relativamente alle potenzialità riservate alla pesca, posso dirvi che geograficamente la cittadina sorge sulle prossimità del mare, ha un fiume di media portata che scorre proprio accanto al centro abitato ed ha all'interno del proprio confine comunale alcune ex cave di inerti che sono diventate classici laghetti. Di fatto Cecina avrebbe tutte le caratteristiche per essere un vero e proprio paradiso della pesca.

Sottolineo il verbo "avrebbe", coniugato volutamente al condizionale. Il perché lo spiegherò a breve. A dirla tutta, almeno fino alla fine degli anni novanta Cecina è stata effettivamente un vero e proprio paradiso per la pesca, praticata in ogni sua forma ed in ogni sua tecnica. Per descrivere il quadro di quegli anni: sulle sponde del fiume omonimo presenziavano le tipiche bilance con strutture fisse; nel mare si pescava al rezzaglio e col palamito a vela; sulle rive del fiume cittadino settimanalmente erano organizzate gare di pesca; lungo le spiagge erano quotidianamente posizionate numerose canne a fondo e sopra i pennelli di scogli era ben presente la classica figura del pescatore con una canna fissa in mano. E questo fervore di appassionati era egregiamente sottolineato dalla presenza in città di ben sette esercizi commerciali che vendevano articoli per la pesca. Non pochi per una cittadina come Cecina che contava all'epoca meno di 25.000 abitanti.
Ebbene, oggi ne sono rimasti solo due, nonostante nel frattempo sia aumentato anche il numero degli abitanti. E questo è un primo sintomo di ciò che dirò.

E' pacifico che la drastica diminuzione dei negozi di pesca dipenda da molti fattori, anche non strettamente collegati al mondo della pesca sportiva e ricreativa in quanto tale. La naturale dipartita dei vari gestori, gli acquisti tramite internet sempre più diffusi, la crisi generale dei consumi a causa dei costi della vita alle stelle, sono sicuramente altre concause di questa drastica riduzione. Ma tale crollo di esercenti è comunque un segnale incontrovertibile che in questa zona il numero di appassionati è calato in modo sensibile.

Anche sul perché la pesca eserciti in generale un fascino inferiore rispetto al passato, qui a Cecina come altrove, si potrebbero scrivere trattati di sociologia. Ma in un momento storico in cui internet sta rilanciando il settore grazie al lavoro di numerosi appassionati YouTuber, Cecina sembra che abbia comunque perso il treno del possibile rilancio per tutta una serie di ragioni. Ma sto divagando. Torniamo al focus dell'articolo.

Black bass di una famosa cava cecinese ora interdetta
Per descrivere meglio la desolante situazione odierna occorre partire dal felice passato, iniziando l'analisi dalla pesca in acqua dolce ed in particolare dal fiume Cecina. Fino alla fine degli anni novanta, lo ribadisco, il fiume era teatro di gare di pesca ben organizzate dalla locale associazione di pescatori, ovvero l'A.P.S. Cecina. Quasi tutte le domeniche si vedevano impegnati pescatori con lunghissime roubaisienne ed attrezzature professionali nel campo gara cittadino, pulito e ben tenuto. Ma anche al di fuori delle competizioni domenicali, le sponde del fiume erano sempre ben frequentate dai pescatori, che cercavano divertimento insidiando carpe, cavedani e carassi, magari con qualche intermezzo di barbi od anguille.
Passando alla zona di foce, conosciuta in tutta la Toscana come ottimo spot per la pesca di spigole, orate, anguille, occhiate ecc., in ogni ora del giorno e della notte del fine settimana (e non solo di quello) si vedevano seduti sulle sponde numerosi pescatori impegnati nelle tecniche adatte ad insidiare le specie tipiche della bocca di un fiume, tanto che in alcune occasioni era addirittura complicato trovare una postazione dove posizionarsi.

Solita nutrita presenza di appassionati anche nelle ex cave entro i confini comunali od in quelle poco più in la. In questi laghetti artificiali erano presenti i soliti amici ciprinidi, ma anche persici trota e lucci, predatori perfetti per far divertire gli amanti della pesca con esche artificiali. Ripensandoci, non saprei contabilizzare le ore felici che ho passato sulle sponde dei laghetti durante la mia gioventù, imparando a gestire al meglio le (poche) esche a mia disposizione. E come me molti altri pescatori, sia cecinesi che non, hanno frequentato queste acque nel corso degli anni. Pensate che, su una famosa rivista del settore dedicata specificamente alle esche artificiali, spesso apparivano foto di notevoli catture scattate proprio nei laghetti conosciuti come "cave de La Magona".

E la pesca in acqua salata? Parlando di quella da terra, negli anni della mia gioventù non mancavano mai le canne fisse od a bolognese sulle punte dei pennelli di scogli nelle giornate di mare calmo, ne quelle a fondo lungo l'arenile in quelle in cui il mare concedeva una bella scaduta di scirocco o di maestrale. Nelle serate estive era tipico vedere in mare la lucina segnaletica di un palamito a vela lanciato dalla spiaggia e nei pomeriggi autunnali e primaverili si incontrava sempre un pescatore a fare traina da riva con il divergente. Il mare era pescoso, gli arenili erano ampi e facilmente accessibili, comodi da raggiungere in auto, permettendo agli appassionati di utilizzare ogni tecnica conosciuta con estrema facilità.

Da quanto detto sin qui si capisce perché ho definito Cecina un paradiso della pesca. Passiamo ad oggi.

La vecchia foce del fiume Cecina

Non è più così, nemmeno lontanamente. E' un affermazione tranchant, secca, ma è la realtà.

La zona di foce del fiume Cecina, sopra ben fotografata in un tramonto di qualche anno fa quando era ancora accessibile, è stata completamente interdetta alla pesca. La sponda nord è preclusa ai pescatori sin dall'inizio dei lavori di realizzazione del nuovo porticciolo turistico (oltretutto ancora lontani dall'essere conclusi), poiché l'ente gestore decise anni fa di applicare uno stringente divieto di pesca lungo tutto il perimetro, interno ed esterno alle banchine ed alle dighe. Inoltre, dalla primavera di quest'anno, anche la sponda sud è stata completamente interdetta ai pescatori per l'avvio di opere di consolidamento dell'argine. Relativamente a questi ultimi lavori (che ad oggi non si sa ancora quanto dureranno), non è dato sapere dalla pubblica amministrazione se, una volta terminati, tale zona verrà mai restituita alla comunità concedendo il libero accesso ai pescatori.
Pertanto la foce ce la siamo definitivamente giocata.

Nel tratto cittadino del fiume, con il lento ed inesorabile declino dell'A.P.S. Cecina e con lo sgombero forzoso degli anziani cecinesi che curavano il classico orticello vicino all'alveo, le sponde sono diventate pressoché inagibili perché invase da canne, rovi, arbusti e dai detriti che il fiume via via accumula con le piene, impedendo di fatto di praticare la pesca con canna alla mano. Questa situazione di abbandono ha però favorito la frequentazione di questi luoghi dei classici tipini poco raccomandabili, soprattutto nelle ore serali e notturne. Cosa che ha definitivamente allontanato i pochi pescatori che coraggiosamente frequentavano ancora le rive del fiume. E così ci siamo giocati anche il tratto cittadino del fiume.

Parliamo delle cave?
Il giovane Darth Waders con un bel luccio di zona
Ci siamo giocati anche quelle, perlomeno quelle più famose e fruttuose. E' vero che sono di proprietà di una nota azienda chimica con lo stabilimento poco distante, ma un tempo la presenza dei pescatori era tranquillamente tollerata ed i pesci che tutt'ora vivono in acqua sono stati rilasciati lì proprio dai poveri pescatori anni fa. E poi diciamocelo: quali danni potrebbe mai fare un pescatore lungo le sponde di un ex cava abbandonata, dove non c'è assolutamente nulla se non l'acqua, il fango ed i rovi? Si, okay, rimane il problema della responsabilità della nota azienda nel caso una fava affogasse scivolando in acqua, ma in oltre quaranta anni non è mai successo nulla e poi, se lo si volesse davvero, un problema simile potrebbe essere risolto. Tra l'altro anni fa, proprio grazie alla presenza costante dei pescatori, le rive dei laghetti erano ben battute e pulite, con tutta l'area in questione che non dava assolutamente quella spiacevole idea di completo abbandono, anzi. Non era raro trovare cecinesi a fare foto ai volatili od a passeggiare serenamente con il proprio cane in un ambiente tranquillo in cui scioglierlo. Mentre ora, con la completa interdizione all'area, la nota azienda è costretta ad ingaggiare più volte l'anno delle ditte di sfalcio per regimentare l'esplosione della vegetazione. E nonostante questo sembra comunque un territorio in preda all'incuria più profonda (ed in cui, guarda caso, si infilano spesso brutti ceffi).

La fotografia, nuda e cruda, della pesca a Cecina è questa. Situazione che si aggrava ulteriormente pensando ad altre questioni connesse in modo indiretto alla pratica della pesca in questo comune. L'interdizione del lungo mare di Marina di Cecina alle auto a causa dell'installazione di una ZTL, ha precluso il facile accesso alle spiagge per scaricare l'attrezzatura, cosicché un anziano (ma anche un giovane) non troppo in forma difficilmente riuscirà ad accedere ai pennelli o all'arenile per poter pescare. Inoltre, il pompaggio sempre più spinto dell'acqua del fiume Cecina a fini industriali ed agricoli (tra l'altro molte migliaia di metri cubi di acqua del fiume medesimo sono convogliati proprio dentro i laghetti de La Magona) in questi anni di grave siccità ha ridotto drasticamente la portata del fiume cittadino, tanto che in estate molti tratti dell'alveo sono completamente asciutti. Una situazione che influisce pesantemente sulla fauna ittica e sulla possibilità di avere postazioni di pesca usufruibili.

L'aspetto del fiume Cecina in estate
Le difficoltà sopra elencate, sommandosi tra loro, hanno innescato un loop negativo che ha influito pesantemente sulla pesca sportiva e ricreativa. Il circolo vizioso è facilmente intuibile: meno posti in cui pescare e quindi meno pescatori che vengono in queste zone; maggiore trascuratezza degli spot esistenti e pertanto ulteriore riduzione dei posti in cui pescare; meno interesse per la pesca e perciò meno pescatori; con meno pescatori, aumento della trasandatezza degli spot e così via, in una spirale che non lascia presagire nulla di buono. In estrema sintesi, noi pescatori siamo stati traditi e bastonati. Traditi dalle istituzioni, che di fatto hanno sottratto alla collettività innumerevoli metri quadri di luoghi dove una volta era possibile accedere liberamente. Poi anche bastonati, perché a tale "furto" non è seguito alcun indennizzo, ma anzi, si è deciso di complicare ancora di più l'accesso ai pochi luoghi rimasti. Ho già detto della ZTL di Cecina Mare, ma più grave è stata la precedente decisione di erigere un muro lungo buona parte del percorso cittadino del fiume, quello lato sud, senza pensare all'installazione di scalette per poterlo scavalcare comodamente. Il risultato è facilmente intuibile: se non si è degli atleti, la riva del fiume è diventata di fatto irraggiungibile. Quindi vanno contabilizzati molti altri metri quadri sottratti alla collettività.

Perciò, tornando alla domanda principale, cioè se Cecina è ancora un paradiso della pesca, l'unica risposta che viene da pronunciare è: NO! Purtroppo le scelte fatte dalle istituzioni in questi ultimi venti anni, naturalmente unite a varie concause, hanno influito negativamente sul settore pesca e per giunta tale negatività è stata amplificata da altri fattori congiunturali, portandoci alla triste realtà odierna.

Sto scrivendo queste righe a fine novembre 2025. Mi auguro sinceramente che nel prossimo futuro qualcosa cambi e chi leggerà questo scritto fra qualche mese possa darmi del bischero trovandolo esagerato. Sarebbe un buon segnale per il mondo della pesca a Cecina.

Comunque, detto questo, spendo le ultime parole di questa pagina per dirvi di non evitare a prescindere Cecina. La pesca, benché resa più difficoltosa per le ragioni esposte fino a qui, non è del tutto morta. Infatti sul blog ho indicato alcuni spot in cui vale ancora la pena provare a pescare (interrogate la sezione "itinerari"), indipendentemente da quanto ho denunciato in queste righe. Le potenzialità ci sono ancora e l'afflusso di un numero di pescatori sempre maggiore potrebbe invertire questo trend negativo. Bisogna solo adattarsi all'idea che il paradiso di un tempo è (per adesso) perduto. 

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