venerdì 17 novembre 2017

Dalla sabbia con furore: il ritorno della seppia

Non ho scritto più nulla in questo periodo per serie questioni famigliari che mi hanno tolto tempo e voglia di cimentarmi con la pesca. Ma ieri sera, appena uscito dall'ufficio, vedendo un bel vento teso di tramontana e sentendo sulla pelle una fredda temperatura invernale, mi sono deciso a tornare sul mare per provare ad ingaggiare una nuova sfida con gli amici cefalopodi.
Si, perché come è noto ai pescatori di lungo corso, il freddo e l'acqua calma (e limpida) sono le condizioni ideali per praticare l'eging e cioè cercare le nostre amiche ad otto zampe. Così, dalle 19 alle 20, spolverata l'attrezzatura da eginger ormai sepolta sotto mesi di polvere, mi sono messo a lanciare nella gelida brezza di terra.

Non contavo di fare grandi catture, ma il solo passare un po' di tempo all'aria aperta con canna in mano e salsedine nelle narici - dopo questo infame periodo - speravo mi aiutasse a risollevare il morale. E lo ha fatto come solo il ritrovamento di una banconota da €.500,00 sull'uscio di casa avrebbe potuto fare.
Una bella seppia caduta nell'inganno dell'egi
Il bello è che al terzo lancio ho avuto subito un attacco alla mia totanara, anche se portato da una seppia di dimensioni microscopiche tali da farmi rischiare un incriminazione per pedofilia. Poi sono occorsi un po' di minuti (e svariati lanci) prima di avere la sensazione di aver agganciato qualcosa di un po' più consistente. Ed in effetti si è rivelata una discreta "ciabatta" che sono riuscito ad issare sul molo per fare la meritata fotografia ricordo. Si, perché  pescare le seppie a spinning (alla fine l'eging non è altro che questo) è comunque una soddisfazione. Ed avere la possibilità di documentare le catture acuisce il piacere dell'impegno profuso.
Naturalmente ho liberato anche la bella signora come d'uso ai praticanti più convinti del catch & release.

mercoledì 11 ottobre 2017

Ottobre ormai è arrivato, ma il pesce dove è andato? (di mare...)

Settembre ed ottobre sono da sempre mesi molto proficui per la pesca, ovunque e con qualsiasi tecnica, dal torrente al fiume, dal lago al mare, dalla bolognese allo spinning, dalla traina al fondo. Quindi sono mesi ottimi anche per la pesca da riva alla ricerca del furioso serra e della velocissima leccia. O almeno, dovrebbero esserlo.
Anche quest'anno ho così dedicato diverse serate, tra l'uscita del lavoro e la cena a casa, alla ricerca di questi splendidi predatori dell'acqua salsa, memore delle esperienze avute negli anni passati. In sintesi, ho praticamente passato le ultime tre settimane a lanciare sul mare nell'orario perfetto per tale sfida, cioè da una quarantina di minuti prima del tramonto ad una mezz'ora successiva. Risultato? Zero. E non dico zero tanto per dire.
Un fulmine sul mare da me fotografato con il cellulare
Che fossero giornate belle con leggero vento di terra, giornate brutte con un sostenuto vento di mare o incroci di queste o serate mezzo e mezzo, il risultato è sempre stato quello: nessuna cattura, nessun attacco, nessun avvistamento. Proprio nulla di nulla. La mia sconsolante sorte è comunque toccata anche ad altri pescatori che, come me, slogandosi le articolazioni della spalla a forza di lanciare provavano con convinzione a catturare una preda marina in questi giorni di fine settembre. Tanto che, dalla prima settimana di impegno serale nella quale ho trovato svariati spinningofili sugli scogli, negli ultimi e più recenti giorni mi sono ritrovato progressivamente sempre più solo soletto, senza nemmeno più i classici pescatori con canna fissa o bolognese ad insidiare aguglie ed occhiate. Un bilancio assolutamente pessimo.

Fortunatamente la natura vissuta in riva al mare permette di assistere a spettacoli meravigliosi, come un temporale in avvicinamento dalla Corsica (la foto sopra) od un purpureo tramonto con il sole che scompare dietro l'isola di Capraia (foto sotto).

martedì 12 settembre 2017

Heddon Dying Flutter

Dopo le catture di questa estate, ecco che torno a recensire un esca per lo spinning. Ed in questo caso è un vero classico: l'Heddon Dying Flutter. Cos'è? Uno dei propeller bait più famosi per il bass fishing e, vi confesso, l'unico al quale mi sono veramente affezionato, grazie alle numerose catture che mi ha procurato negli anni, ma soprattutto grazie ad una pubblicazione sulla pesca con esche artificiali che me lo fece conoscere da ragazzo e che sfogliai in biblioteca una mattina in cui feci brucia a scuola o sega o forca o... come la chiamate voi.
Vi confesso che senza internet (cosa normale per i miei tempi), con le riviste di pesca che non avevano ancora ben capito il fenomeno spinning e vivendo in una cittadina di provincia, come esche conoscevo giusto i cucchiaini ed i Rapala. Quella pubblicazione mi aprì un nuovo mondo ed il dying flutter, appunto il primo propeller ad essere da me acquistato, fu una vera rivelazione.

Heddon Dying Flutter

Il Dying Flutter nella sua classica confezione

A prima vista

Come detto, il dying flutter rientra nella categoria delle esche di superficie e più specificamente nelle propeller baits, quegli artificiali dotati di elica rotante che si aziona in fase di recupero. Questo specifico artificiale ne ha addirittura due, una in testa ed una in coda, che funzionano in senso di rotazione contraria, stabilizzandone il nuoto in fase di recupero. Guardando la confezione si potrebbe definire a pieno titolo un articolo vintage, sia per le grafiche del blister che per le colorazioni. L'assemblaggio generale è piuttosto lontano dalle folgoranti olografie che vanno molto in voga oggi. Ci sono naturalmente versioni più aggiornate, ma il classico rimane sempre il più bello (almeno a parer mio).