martedì 10 febbraio 2026

Rapala Fat Rap "made of balsa"

 Alzi la mano chi non ha mai acquistato un esca Rapala. Nessuno? Ne ero certo. Perlomeno coloro che hanno alle spalle più di venti anni di pesca a spinning non possono non aver posseduto un artificiale ideato dal mitico Lauri Rapala. Almeno un classico contdown c'è stato sicuramente nelle scatole zeppe di esche. E ciò è incontrovertibilmente dimostrato dal fatto che molti "anziani" chiamano rapalino qualsiasi minnow posseduto, anche di altri marchi. Confesso poi che per me il Rapala era l'artificiale "regalo di Natale", nel senso che da giovane pischello squattrinato chiedevo che mi venisse fatto trovare sotto l'albero perché con la mia paghetta settimanale potevo acquistare solo i più economici cucchiaini. E poi, una volta scartato il pacchetto, lo utilizzavo pochissimo per paura di perderlo attaccato a qualche ramo di albero o a qualche troiao sul fondo. Tanto è vero che alcuni esemplari sono arrivati praticamente intonsi addirittura fino ad oggi. Una di queste mitiche esche di casa Rapala è proprio il Fat Rap, un artificiale meraviglioso che - aimè - non viene più prodotto, ma che ha ancora una notevole efficacia.

Rapala Fat Rap SFR-5

Il mitico Rapala Fat Rap nella colorazione più aggressiva

A prima vista

Il nostro amico viene (anzi, sarebbe meglio dire veniva) venduto nella classica scatolina rettangolare che conosciamo tutti, con il nome ben stampigliato, con le caratteristiche peculiari elencate chiaramente e soprattutto con l'importante indicazione di essere fatto in balsa. La sua misura standard è di 5 cm. di lunghezza per 7 g. di peso, quindi un esca leggera, ma compatta, che permette lanci molto lunghi a dispetto della sua dimensione. Sotto l'occhiello frontale presenta una tipica paletta trasparente, piuttosto piccola e ricurva. Rapala offriva l'ampio spettro di colori tipico delle sue esche, quindi un buon numero di livree a disposizione del pescatore. Per me, le più efficaci in anni di pesca sono state la semplicissima S, la FT della foto e la GFR. E' un tipico shallow crankbait, ovvero un artificiale galleggiante e paffutello che nel recupero affonda circa un metro sotto la superficie, con un movimento di scodinzolio molto stretto ed una capacità di tornare a galla pari a quella di un tappo di sughero, con l'idrodinamica tipica di un artificiale fatto in legno, cosa ormai sempre più rara (e preziosa).